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Diario di Bordo del 7 Febbraio 2011: Terapia del Dolore pt.2

Currently listening to…

 

 

So che è un pasto pesante da digerire ma possiamo procedere per tappe.
Nessuno ci corre dietro, perciò non sarà difficile arrivare alla fine di questo viaggio.

Dicevamo…

 

Da quello che ho potuto osservare, oggi le tendenze sono due: quella di isolare il Dolore o spettacolarizzarlo. No vie di mezzo.
Di quelle famiglie, ragazzi, enti, iniziative, associazioni, professionisti, che riescono a curare, gestire, smembrare, riciclare il Dolore, se ne parla poco o sono vittime della più totale indifferenza.

Il Dolore “isolato” è quello ospedalizzato, protetto magari, curato ok ma da un certo punto di vista  posto a margine della società, come se intralciasse, rallentasse il treno, quella che si può chiamare “vita sociale”.

 

Il Dolore malato ha precisi orari di visite, durante i quali sono presenti solo alcuni familiari e dove difficilmente vengono portati i bambini…

E perchè mai? Mi chiedo.
Assassini, plastici, attentati, culi al vento, soft-porno, carri armati e mostri siliconati sì, solo perchè sono chiusi dentro un quadrato lucente. Ma la Malattia Vera, quella con odori, rumori e colori reali, no.

Una volta esisteva la Coerenza, oggi deficitiamo anche di quella.

 

Quando mio padre era bambino la famiglia si riuniva intorno al Dolore.
Si faceva forza, assisteva, lottava, curava e affrontava il Dolore giorno dopo giorno.
Poteva vincerlo o soccombere impotente, mentre il Dolore si portava via la Vita.

I bambini osservavano e imparavano da quel Dolore, che insegnava loro ad apprezzare la Vita, dalle cose più semplici a quelle più vezzose e divertenti.
Il Dolore veniva frantumato, stracciato, azzannato e digerito a piccoli pezzi.
La Famiglia non era mai lasciata sola di fonte al Dolore.
C’era una comunità di amici, parenti, vicini, che facevano il possibile.
Il Dolore univa, non separava le persone.

E in un’epoca i cui le Istituzioni e gli Aiuti Ufficiali erano ancora più scarsi e impreparati di oggi.

 

Nessuno augura ad un bambino di guardare in faccia la Morte o di veder soffrire qualcuno che ama.
Ma se il fanciullo viene accompagnato, abbracciato, se gli viene insegnato e gli si offrono gli strumenti per affrontare e superare quel Dolore, io lo trovo giusto. Lo trovo Sano, Civile, Educativo.

 

Ricordo il funerale del nonno materno, io e la mia sorellina – avrà avuto 5 anni – fuori dall’obitorio, in attesa che mia madre e i suoi fratelli seguissero il sigillo del cofano.
Aveva la stessa età che avevo io quando se n’è andata nonna.
Ha avuto la mia stessa reazione e posto la stessa identica domanda: – Perchè la mamma piange? – mentre grossi lacrimoni cadevano in picchiata sulle guanciotte.

A suo tempo, non avevo ricevuto risposta ma avevo una vaga idea di cosa avrei voluto sentirmi dire.
Mio zio, l’adulto della situazione, aveva guardato me e mia sorella con viso triste, tirato e muto.
– La mamma piange perchè noi abbiamo perso un nonno ma lei ha perso il suo papà. – le ho detto.
Dopo qualche singhiozzo: – Ma io non voglio che pianga! –
– Lo so, nemmeno io. Ma anche tu stai piangendoNon sei triste per il nonno?
– Sì –
Allora è giusto che anche la mamma sia triste. Quando esce valle a dare un abbraccio forte forte.

 

Ai funerali del nonno non ho pianto.
Forse perchè mi rendevo conto che la malattia si era presa tutto quello che di lui era rimasto e dopo aver lottato fino all’ultimo giorno, era giusto che avesse il suo riposo.
Avevo avuto tempo di conoscerlo – anche se ne sarebbe servito di più -, apprezzarlo, imparare da lui, sentirlo raccontare la Vita e la Guerra, capire i suoi errori di padre, fare la nipote insomma, senza lasciare alcun conto in sospeso con lui. Sempre diretta, sempre sincera, anche nei capricci o negli abbracci e i “ti voglio bene”.

Ho pianto dopo, sì, quando ho cominciato a sentire il vuoto. La mancanza.
Il Dolore della perdita che viene assorbito, la ferita che si ricuce ma che magari torna a dare fastidio con i cambi di stagione.

 

Se noi interrompiamo questo processo di apprendimento, come i versi e gli squittii per quello della parola o andare gattoni per i primi passi, ci sarà sempre un pezzo mancante nel puzzle e prima o poi dovrà essere ricostruito, si spera non “artificialmente”.

 

Ho raccontato di un Dolore forte e inequivocabile ma posso fare anche l’esempio di una disabilità permanente, come quella che costringe su una sedia a rotelle.

Bisogna educare al Dolore, è necessario.
E’ sbagliato isolare le esperienze dolorose solo perchè appartengono ad “altri”, solo quando non siamo noi i protagonisti.

 

Capire ed affrontare il Dolore di questi “altri” ci aiuta a gestire anche i nostri, dare il giusto valore alle cose, mettere tutto in prospettiva e trovare passo passo le soluzioni al problema.

Non possiamo permettere che un’insicurezza, una paura, una fragilità si trasformi in un Dolore così grande da paralizzare e addirittura uccidere.
Non possiamo permetterci di perdere altri ragazzi, solo perchè manca un’educazione, una Terapia del Dolore.

 

To be continued

 

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Reduce da una faringite terrificante, di cui è possibile ascoltare i postumi (mi è venuta fuori una voce da fumatrice che assolutamente non sono) ho pensato bene che era venuto il momento di rispondere ad una domanda particolare.

Me la fanno sempre in molti e da tanti anni:
Perchè Leggere?


In questo video ho provato finalmente a spiegare le mie ragioni e... erhm in realtà non sono nemmeno tutte ma non volevo superare i 10 minuti concessi dal Grande Tubo e rischiare di diventare noiosa.


L’illuminazione al solito non è delle migliori ma è il massimo che posso fare con l’attrezzatura che ho a disposizione.
La mia stanza è davvero mooooolto scura.

Vi assicuro che ciò che vedete è un piccolo miracolo!
;D


Spero tanto di essere riuscita a farmi capire, questo è un argomento molto caldo per me, specialmente ora che nel nostro Paese ci sono così pochi spazi e soldi per la Cultura e la Formazione. E quelli che ci sono vengono addirittura decimati.


Come sempre i commenti sono aperti a tutti e sarei davvero felice di conoscere anche la vostra versione del “Perchè Leggere?”


Un abbraccio!

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Carissimi,


facciamo che oggi mi rivolgo a voi così, perchè è più diretto e non ci perdiamo in chiacchiere. D’altronde una “Comunicazione Di Servizio” è una sorta di lettera condominiale ma meno antipatica, perchè non preclude richiesta monetaria o presenza a riunioni lunghe e sgradevoli.


Ma al solito, sto aprendo mille parentesi, meglio tornare al nocciolo del discorso.
Ci sono fra voi amici che conoscono già quello che sto per accennare ma era giusto, per una questione di etica personale, avvisare i miei “lettori” di questo cambiamento.


Ad ottobre Twilight Fandom compie 3 anni
ed è molto più di quello che mi sarei aspettata quando ho aperto questo blog. Fino ad ora sono riuscita a tenervi alla larga dai vari Google Adsense, bannerini dei siti più disparati, giffette e loghetti…


Ho sempre cercato di renderlo un blog chiaro, pulito, gradevole ed essenziale, dove la prima cosa importante fossero i contenuti. Nessuno mi ha mai pagato per parlare di Twilight o di qualsiasi altro libro o argomento affrontato su questo blog. L’ho fatto e lo faccio ancora oggi per passione e divertimento.


Da qualche parte ho un tesserino, che aggiorno ogni anno e molti di voi non sanno nemmeno che sono stata Capo Redattrice di due riviste di Arte e Musica Urban per 10 lunghi anni.

Ma questo non importa. L’unica cosa che conta davvero è il contenuto, sempre e comunque.


Il mio impegno è quello di perseverare nell’obiettività, portare avanti quella che qualcuno chiamarebbe linea editoriale
ma… e c’è un Ma.

Negli ultimi mesi la precarietà economica a cui sono costretta -sì perchè come per molti di voi non dipende dalla nostra volontà giusto?????- mi ha obbligata a valutare ogni opzione possibile per continuare a fare ciò che mi piace. I libri costano, ad esempio e che ci crediate o no 17 euro sono l’ammontare di una mia giornata lavorativa.


Per farla breve,
nei prossimi giorni potreste cominciare a veder apparire sul nostro/vostro Twilight Fandom i primi spot/banner/advert. La loro presenza sul blog potrebbe diventare un prezioso contributo per continuare ad aggiornare queste paginette e non solo. Come le inserzioni pubblicitarie danno “ossigeno vitale” alle riviste e i giornali “ufficiali”.


La favoletta che i quotidiani campano con le vendite è obsoleta e chi la racconta non sa nulla di Editoria.
I giornali e le riviste VIVONO di pubblicità che ci piaccia o no. E quando non c’è o ce n’è troppo poca, chiudono.
Tranne per i quotidiani che oltre alle inserzioni, godono anche dei contributi statali e cioè anche dei MIEI SUDATISSIMI soldi precari… ma questa è un’altra storia.


Se volete sapere la mia, preferisco il Piccolo o grande Editore che va avanti spolpandosi vivo e cioè lavorando ogni giorno perchè contenuto&pubblicità siano una coppia di equilibristi in perfetta sincronia. Ed è quello a cui da questo momento in poi aspira anche questo blog.


Un abbraccio sincero,

Diana

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