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Il mio Amore ha fatto questo per me

non so se mi spiego 😉

Ci sono episodi particolari nella mia vita che ricorrono ciclicamente. Ogni volta più intensi.
Credo dipenda dalle esperienze, dalla consapevolezza, dalle condizioni e dalle affinità.
Si aprono dei Ponti, inaspettati, con persone che sono lontane fisicamente ma intellettualmente e spiritualmente molto più vicine di altre.
E’ difficile chiamarla Amicizia ma è l’unico sentimento che può avvicinarsi a quell’ascensore o calamita emozionale che sento.


Sono una persona mutevole, sono un’Explorer… un Navigator.
Devo viaggiare, devo sperimentare, devo cambiare pelle, adattarmi alle circostanze avverse ma i miei Valori restano quelli e sono imprescindibili. La corazza si fa sempre più spessa e piena di rinforzi ma il Cuore batte forte e regolare.


Forse l’ho già scritto ma vale la pena ribadirlo.
Sono una persona molto solida nei sentimenti e se voglio bene a qualcuno è difficile che improvvisamente smetta di volergliene. Posso restare delusa, posso soffrirne, posso incazzarmici ma deve accadere qualcosa di orribile per minare quel sentimento. Fra le cose che odio più in assoluto sono la mancanza di rispetto, i giochi cretini e le bugie.


E poi ci sono i Ponti, che non hanno una spiegazione logica. Esistono e basta.
E’ strano ma sai che faresti qualsiasi cosa per loro, puoi contarci sono lì e c’è un’intesa che oserei definire Cosmica.


Beh, in questo periodo particolarmente difficile per me devo ringraziarne 3: Marilena, Luca ed Erika.
Formate una bella linea immaginaria sullo Stivale, sapete? 😛

Siete importanti e oggi sono felice anche grazie a voi.


Comunicazione generale: Non so se farò in tempo ad aggiornare nei prossimi giorni…
Ho il treno della scrivente e non posso assolutamente perderlo!
Ieri ho fatto quasi 8 ore filate e l’obiettivo è finire la prima stesura del Secret Project per Settembre, perciò devo mettercela tutta!
Comunque martedì dovrei essere qui.


Passate tutti delle Serene Festività Pasquali!


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Per scaricare il file e ascoltarlo quando volete cliccate qui.

P.S. Oggi sono felice perché mamma ha promesso di insegnarmi una certa ricetta.
A buon intenditor poche parole!

Ma voi mi ci vedete ad impastare e infornare? muhahahah 😀



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Alcuni ultimamente hanno chiesto a proposito del mio Secret Project.

Ora è solo una minuscola creatura che ha tanto bisogno di me
per crescere forte, come nella placenta.

E’ ancora troppo fragile, lo devo proteggere da tutto e non è un compito facile.

Ma se potessi mostrarvene i progressi, ascoltereste questo:

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Diario di Bordo del 7 Febbraio 2011: Terapia del Dolore pt.2

Currently listening to…

 

 

So che è un pasto pesante da digerire ma possiamo procedere per tappe.
Nessuno ci corre dietro, perciò non sarà difficile arrivare alla fine di questo viaggio.

Dicevamo…

 

Da quello che ho potuto osservare, oggi le tendenze sono due: quella di isolare il Dolore o spettacolarizzarlo. No vie di mezzo.
Di quelle famiglie, ragazzi, enti, iniziative, associazioni, professionisti, che riescono a curare, gestire, smembrare, riciclare il Dolore, se ne parla poco o sono vittime della più totale indifferenza.

Il Dolore “isolato” è quello ospedalizzato, protetto magari, curato ok ma da un certo punto di vista  posto a margine della società, come se intralciasse, rallentasse il treno, quella che si può chiamare “vita sociale”.

 

Il Dolore malato ha precisi orari di visite, durante i quali sono presenti solo alcuni familiari e dove difficilmente vengono portati i bambini…

E perchè mai? Mi chiedo.
Assassini, plastici, attentati, culi al vento, soft-porno, carri armati e mostri siliconati sì, solo perchè sono chiusi dentro un quadrato lucente. Ma la Malattia Vera, quella con odori, rumori e colori reali, no.

Una volta esisteva la Coerenza, oggi deficitiamo anche di quella.

 

Quando mio padre era bambino la famiglia si riuniva intorno al Dolore.
Si faceva forza, assisteva, lottava, curava e affrontava il Dolore giorno dopo giorno.
Poteva vincerlo o soccombere impotente, mentre il Dolore si portava via la Vita.

I bambini osservavano e imparavano da quel Dolore, che insegnava loro ad apprezzare la Vita, dalle cose più semplici a quelle più vezzose e divertenti.
Il Dolore veniva frantumato, stracciato, azzannato e digerito a piccoli pezzi.
La Famiglia non era mai lasciata sola di fonte al Dolore.
C’era una comunità di amici, parenti, vicini, che facevano il possibile.
Il Dolore univa, non separava le persone.

E in un’epoca i cui le Istituzioni e gli Aiuti Ufficiali erano ancora più scarsi e impreparati di oggi.

 

Nessuno augura ad un bambino di guardare in faccia la Morte o di veder soffrire qualcuno che ama.
Ma se il fanciullo viene accompagnato, abbracciato, se gli viene insegnato e gli si offrono gli strumenti per affrontare e superare quel Dolore, io lo trovo giusto. Lo trovo Sano, Civile, Educativo.

 

Ricordo il funerale del nonno materno, io e la mia sorellina – avrà avuto 5 anni – fuori dall’obitorio, in attesa che mia madre e i suoi fratelli seguissero il sigillo del cofano.
Aveva la stessa età che avevo io quando se n’è andata nonna.
Ha avuto la mia stessa reazione e posto la stessa identica domanda: – Perchè la mamma piange? – mentre grossi lacrimoni cadevano in picchiata sulle guanciotte.

A suo tempo, non avevo ricevuto risposta ma avevo una vaga idea di cosa avrei voluto sentirmi dire.
Mio zio, l’adulto della situazione, aveva guardato me e mia sorella con viso triste, tirato e muto.
– La mamma piange perchè noi abbiamo perso un nonno ma lei ha perso il suo papà. – le ho detto.
Dopo qualche singhiozzo: – Ma io non voglio che pianga! –
– Lo so, nemmeno io. Ma anche tu stai piangendoNon sei triste per il nonno?
– Sì –
Allora è giusto che anche la mamma sia triste. Quando esce valle a dare un abbraccio forte forte.

 

Ai funerali del nonno non ho pianto.
Forse perchè mi rendevo conto che la malattia si era presa tutto quello che di lui era rimasto e dopo aver lottato fino all’ultimo giorno, era giusto che avesse il suo riposo.
Avevo avuto tempo di conoscerlo – anche se ne sarebbe servito di più -, apprezzarlo, imparare da lui, sentirlo raccontare la Vita e la Guerra, capire i suoi errori di padre, fare la nipote insomma, senza lasciare alcun conto in sospeso con lui. Sempre diretta, sempre sincera, anche nei capricci o negli abbracci e i “ti voglio bene”.

Ho pianto dopo, sì, quando ho cominciato a sentire il vuoto. La mancanza.
Il Dolore della perdita che viene assorbito, la ferita che si ricuce ma che magari torna a dare fastidio con i cambi di stagione.

 

Se noi interrompiamo questo processo di apprendimento, come i versi e gli squittii per quello della parola o andare gattoni per i primi passi, ci sarà sempre un pezzo mancante nel puzzle e prima o poi dovrà essere ricostruito, si spera non “artificialmente”.

 

Ho raccontato di un Dolore forte e inequivocabile ma posso fare anche l’esempio di una disabilità permanente, come quella che costringe su una sedia a rotelle.

Bisogna educare al Dolore, è necessario.
E’ sbagliato isolare le esperienze dolorose solo perchè appartengono ad “altri”, solo quando non siamo noi i protagonisti.

 

Capire ed affrontare il Dolore di questi “altri” ci aiuta a gestire anche i nostri, dare il giusto valore alle cose, mettere tutto in prospettiva e trovare passo passo le soluzioni al problema.

Non possiamo permettere che un’insicurezza, una paura, una fragilità si trasformi in un Dolore così grande da paralizzare e addirittura uccidere.
Non possiamo permetterci di perdere altri ragazzi, solo perchè manca un’educazione, una Terapia del Dolore.

 

To be continued

 

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Sono le ore 1:12 e non riesco a smettere di mandare a loop questo pezzo.
Resta in fissa fissa a palla nelle cuffie


(altro…)

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